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Le residenze d’artista 2019 del Museo Carlo Zauli

12 December 2019

Il Museo Carlo Zauli di Faenza (via della Croce, 6) presenta gli esiti delle residenze estive 2019, che hanno visto protagoniste tre artiste, in altrettanti progetti speciali legati alla ceramica: Giulia Bonora, Chiara Camoni, Arianna Carossa. Con poetiche e percorsi differenti, le artiste si sono confrontate, come sempre negli inviti in residenza, con il lavoro e gli spazi di Carlo Zauli. Ora le loro opere resteranno in mostra fino al 18 dicembre, a ingresso gratuito, dal martedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00, su appuntamento e in occasione di tutti gli eventi.

La prima è stata Chiara Camoni, invitata a misurarsi con la dimensione del workshop, all’interno di un progetto di formazione che il museo porta avanti con AiCC, Associazione Italiana Città della Ceramica, in una visione della ceramica che tiene insieme il fare con il pensare, superando le divisioni fra arte, artigianato e design.

La successiva ospite in residenza è stata Giulia Bonora, artista bolognese vincitrice della residenza all’interno del premio internazionale Open To Art, organizzato dalla galleria milanese Officine Saffi, selezionata fra gli oltre 400 candidati. Giulia Bonora ha lavorato ad una serie di progetti legati alla funzione del contenitore, e in particolare all’idea della raccolta dell’acqua. Anfore, onde, flussi sono le forme realizzate con l’antichissima tecnica del lucignolo, che l’artista utilizza in chiave contemporanea in tutti i propri lavori. Le sculture si caratterizzano quindi per una irregolarità dei volumi che fornisce loro un forte richiamo antropologo e naturalistico.

Infine è stato il turno di Arianna Carossa, artista genovese che vive e lavora a New York. Dopo anni di approccio tradizionale alla ceramica, Carossa ha intrapreso un percorso incentrato sulla relazione: la sua sfida attuale è infatti individuare legami tra sostanze, concetti e materiali molto distanti tra loro, con l’obiettivo finale di integrare cultura e natura. Anche a Faenza quindi ha unito in inediti assemblaggi resti organici di animali, a materiali della tradizione scultorea. Favi, corna e conchiglie sono entrati nelle sculture modellate dalla terra nera del Belgio che lo stesso Carlo Zauli utilizzava per le sue steli monumentali.

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