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A Dry Stone Walls School in Cortemilia, Cuneo

1 December 2019

Lo scorso 26 ottobre si è tenuto a Cortemilia (Cuneo) un cantiere dimostrativo sull’arte della costruzione in pietra a secco, con la partecipazione di maestri artigiani provenienti da varie regioni italiane. Insieme, hanno costruito manufatti esemplificativi, spiegando la tecnica costruttiva della pietra a secco e invitandoi presenti a provare in prima persona. Alcuni dei manufatti sono poi rimasti ad abbellire la piazza cortemiliese, mentre altri, provvisori, costituiranno un’opportunità di visite guidate per gli studenti delle scuole locali.

Al termine del cantiere è stata poi presentata la nuova scuola Alta Langa della pietra a secco, voluta dall’Unione montana, che avrà un ruolo fondamentale di coordinamento. «Istituzioni, maestri artigiani, professionisti e aziende specializzate nel settore presenti nel territorio del’alta Langa hanno sottoscritto l’impegno a svolgere una parte attiva nell’attuazione pratica di questo progetto formativo e di sensibilizzazione, che avrà ripercussioni positive nel recupero del paesaggio terrazzato, nella costruzione di opportunità di lavoro e nello sviluppo locale», ha spiegato Roberto Bodrito, nel suo duplice ruolo di sindaco di Cortemilia e presidente dell’Unione montana.

Una testimonianza del passato, un’arte antica, ma che oggi più che mai riveste un ruolo fondamentale per il rimodellamento del territorio; una tecnica che non solo prevede l’abbellimento del paesaggio secondo canoni antichi e al contempo moderni, ma ne salvaguardia l’integrità, unendo la sapienza di chi lo ha popolato e lavorato con chi oggi vuole continuare a perpetrarne la sua bellezza. Artigianato, agricoltura, turismo ed esperienzialità, caratteristiche che continuano ad essere centrali nel discorso contemporaneo sull’ecosostenibilità, ma anche una grande opportunità per l’arte contemporanea di dare il proprio contributo.

Non a caso l’Unesco ha iscritto nel 2018 l’arte dei muretti a secco nella lista degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell’umanità perché “dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione”.

(Fonte La gazzetta di Alba)